Se ti occupi di spedizioni internazionali, prima o poi dovrai fare i conti con la dogana. Probabilmente, se vendi all’estero, sai già che basta poco per bloccare una spedizione: un documento mancante, un codice errato, un valore dichiarato in modo sbagliato.
Quello che forse non sai è che certi errori possono portare a sanzioni amministrative o, nei casi più gravi, a conseguenze penali.
In questa guida vediamo insieme le cause più frequenti di sanzione doganale, cosa è cambiato con la riforma del 2025 e, soprattutto, cosa puoi fare concretamente per ridurre il rischio di trovarti in quella situazione.
Le sanzioni doganali sono misure previste dalla legge che scattano quando un'operazione di importazione o esportazione non rispetta le norme doganali vigenti. Possono essere di natura amministrativa (ad esempio, multe, recupero di dazi non pagati, sequestro della merce) oppure di natura penale, nei casi in cui la violazione è più grave o ha carattere di intenzionalità.
Una sanzione doganale può scattare in diversi momenti: durante il controllo della dichiarazione doganale, in fase di verifica documentale, oppure a seguito di un'ispezione fisica della merce. L'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) può anche effettuare controlli a posteriori, cioè dopo che la merce è già stata sdoganata, se emergono irregolarità.
Specifichiamo che non è detto che l'errore sia stato volontario: al contrario, molto spesso si tratta di errori accidentali. Ad esempio, anche una dichiarazione compilata in buona fede ma con dati sbagliati può portare a contestazioni.
Le sanzioni doganali possono riguardare chiunque partecipi a un'operazione di import/export. Nello specifico:
Le sanzioni doganali possono derivare da diverse tipologie di irregolarità, ma nella pratica molti casi sono riconducibili a errori nella gestione della documentazione o nella compilazione delle dichiarazioni. Vediamo le casistiche più comuni.
La dichiarazione doganale è il documento con cui comunichi alle autorità cosa stai importando o esportando, in quale quantità, con quale valore e con quale origine. Se uno di questi dati è sbagliato o incompleto, la dichiarazione è irregolare, anche se l'errore è puramente formale.
Gli errori più frequenti riguardano dati anagrafici non aggiornati, descrizioni della merce generiche o ambigue, quantità non corrispondenti al packing list, o riferimenti normativi sbagliati. In certi casi è sufficiente una correzione; in altri, soprattutto se il dato errato incide sull'importo dei dazi, le conseguenze possono essere più serie.
Per capire come funziona il processo di sdoganamento e come evitare intoppi, puoi leggere la nostra guida sullo sdoganamento automatico.
Ogni prodotto che attraversa una frontiera deve essere identificato con un codice doganale preciso. In ambito europeo si usa il codice TARIC (Tariffa Integrata Comunitaria), che deriva dal sistema internazionale HS code e aggiunge un livello di dettaglio specifico per l'Unione Europea.
Il codice TARIC determina l'aliquota dei dazi applicabile a quel prodotto verso quel Paese. Se il codice è sbagliato, anche di una sola cifra, possono essere applicati dazi diversi da quelli dovuti: troppo bassi (con conseguente recupero e sanzione) o troppo alti (con pagamento in eccesso che poi devi recuperare).
La classificazione non è sempre intuitiva: prodotti apparentemente simili possono avere codici molto diversi. Se non sei sicuro di come classificare correttamente quello che stai spedendo, ti consigliamo di leggere la nostra guida completa ai codici doganali per le spedizioni internazionali e quella specifica sugli HS code.
Il valore dichiarato in dogana è la base su cui vengono calcolati i dazi. Può capitare di dichiarare un valore inferiore a quello reale (anche involontariamente).
Riportandolo a dei casi reali, la sottodichiarazione del valore può avvenire, ad esempio, perché si usa il prezzo di costo invece del valore di transazione, perché si escludono voci che invece vanno incluse (come alcune spese di trasporto o assicurazione), o perché la documentazione a supporto è insufficiente. La fattura commerciale deve essere chiara, dettagliata e coerente con il valore effettivo della transazione.
Per avere un quadro chiaro su come si calcolano i dazi doganali, puoi leggere la nostra guida su tariffe doganali, franchigie e dazi.
L'origine di una merce non è sempre il Paese da cui parte la spedizione. Ciò ha un significato doganale preciso: indica dove il prodotto è stato fabbricato o ha subito una lavorazione sostanziale. La distinzione di cui parliamo è importante perché molti accordi commerciali tra l'UE e altri Paesi prevedono tariffe agevolate (dazi ridotti o azzerati) per le merci con una certa origine (la cosiddetta origine preferenziale).
Se dichiari un'origine preferenziale che non puoi documentare in modo corretto, rischi una contestazione anche grave. Lo stesso vale se l'origine dichiarata è semplicemente errata, senza alcuna intenzione fraudolenta. I documenti che attestano l'origine (come il certificato di origine) devono essere presenti e coerenti con quanto dichiarato.
Ogni spedizione internazionale porta con sé un insieme di documenti obbligatori. Se uno di questi manca, è compilato in modo errato o non corrisponde alla merce reale, la spedizione può essere bloccata e possono scattare sanzioni.
I documenti più frequentemente contestati sono:
Un errore comune è ritenere che la documentazione richiesta sia sempre la stessa. In realtà varia in base al Paese di destinazione, alla categoria merceologica e al tipo di accordo commerciale vigente.
I dazi doganali e l'IVA all'importazione devono essere calcolati correttamente e versati nei modi e nei tempi previsti. Se ci sono errori nel calcolo, potrebbero di conseguenza esserci versamenti insufficienti che le autorità doganali recuperano con l'aggiunta di sanzioni e, in alcuni casi, interessi.
Se la tua azienda ha un regime doganale agevolato (come l'IVA agevolata per determinate categorie di merce), verifica che i requisiti per accedervi siano effettivamente soddisfatti e documentati.
Alcuni prodotti sono soggetti a restrizioni specifiche: richiedono autorizzazioni, licenze o certificazioni particolari per essere importati o esportati legalmente. Tra questi ci sono, per esempio, i beni a duplice uso (civile e militare), certi prodotti chimici, le merci soggette a embargo o a misure di salvaguardia, e i prodotti protetti da accordi internazionali come CITES (per la fauna e flora selvatica).
Spedire questi prodotti senza la documentazione richiesta costituisce una violazione che può portare a sequestro della merce e sanzioni anche importanti.
Nel 2025 il sistema sanzionatorio doganale italiano ha subito una revisione importante. Il Decreto Legislativo 12 giugno 2025, n. 81, con il suo articolo 17, ha modificato alcune disposizioni chiave del D.lgs. 141/2024, che già l'anno precedente aveva riformato l'intero quadro sanzionatorio doganale. Le nuove sanzioni doganali sono entrate in vigore il 13 giugno 2025.
La riforma interviene sulla distinzione tra dazi doganali e altri diritti di confine, come IVA e accise, che prima venivano trattati in modo più uniforme. Da giugno 2025, le soglie che determinano la gravità delle sanzioni tengono conto di questa differenza in modo esplicito.
Prima della riforma, la soglia per il contrabbando aggravato (quello che può portare alla pena della reclusione da 3 a 5 anni) scattava quando ciascun diritto di confine singolarmente considerato superava i 100.000 euro.
Con le nuove sanzioni doganali 2025, la soglia dei 100.000 euro rimane, ma si riferisce esclusivamente ai diritti dovuti a titolo di dazio doganale. Per gli altri diritti di confine (IVA, accise), il legislatore ha introdotto una nuova aggravante autonoma: scatta solo se l'importo supera i 500.000 euro, una soglia decisamente più alta.
Anche le soglie intermedie sono state ridefinite. La fascia tra 50.000 e 100.000 euro vale ora solo per il dazio doganale. Per gli altri diritti è stata introdotta una nuova fascia intermedia tra 200.000 e 500.000 euro, con pene che prevedono reclusione fino a tre anni.
Accanto alle modifiche alle sanzioni penali, la riforma ridefinisce anche il perimetro delle sanzioni amministrative doganali, sempre nell'ottica della proporzionalità. L'obiettivo è che le sanzioni riflettano in modo più preciso l'entità del danno erariale causato, evitando sia trattamenti eccessivamente penalizzanti per errori di scarso rilievo, sia l'opposto.
Una delle novità più rilevanti della riforma riguarda l'introduzione di una causa di non punibilità per le violazioni penali. In sostanza: in certi casi, anche se si è commessa una violazione, è possibile evitare le conseguenze penali se si rispettano alcune condizioni precise.
Le condizioni sono tre, e devono essere presenti tutte insieme:
Se tutte e tre le condizioni si verificano, la causa di non punibilità scatta e impedisce anche la confisca dei beni, salvo i casi previsti dall'articolo 240 del codice penale, che riguarda beni direttamente strumentali al reato.
Anche la disciplina del riscatto dei beni sequestrati è cambiata. In precedenza l'Agenzia delle Dogane aveva ampia discrezionalità nel decidere se e come consentire il riscatto della merce; ora le regole sono più definite.
Il riscatto è ammesso se si verificano due condizioni: la confisca non deve essere stata disposta da un'autorità giudiziaria e i beni non devono rientrare nelle categorie vietate per legge (come armi, stupefacenti o merci contraffatte). Al di fuori di questi casi, la strada del riscatto è percorribile.
Se ti sei trovato in una situazione del genere, puoi anche consultare la nostra guida su cosa succede quando le merci vengono sequestrate in dogana.
Ora che abbiamo visto come funzionano le sanzioni doganali per l’importazione e, in generale, come sono cambiati gli assetti normativi, la buona notizia è che la maggior parte delle sanzioni doganali si evita con un po' di organizzazione e attenzione.
Ti consigliamo una checklist operativa da tenere a portata di mano ogni volta che gestisci una spedizione internazionale.
Prima di spedire:
Per quanto riguarda la documentazione:
Molte delle situazioni che portano a sanzioni doganali hanno una radice comune: la mancanza di visibilità e controllo sui flussi di spedizione. Se gestisci tante spedizioni con strumenti diversi, portali separati, documenti archiviati in posti diversi è molto più facile che qualcosa sfugga.
Una piattaforma centralizzata per la gestione delle spedizioni come spedire pro by alsendo può aiutarti proprio a risolvere questi problemi. Con spedire pro by alsendo puoi contare su:
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