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Come spedire alimenti all’estero: regole, costi e consigli pratici

Scritto da Matteo Rossini | 13 marzo 2026

Per ragioni private come, soprattutto, per quelle commerciali (import ed export), spedire alimenti all'estero è una delle pratiche più usate quando si parla di corrieri e spedizioni. Gli alimenti sono infatti i prodotti più spediti al mondo e in questo il nostro paese è tra i protagonisti indiscussi grazie alla fama e alla bontà del Made in Italy.

 

Pasta, grana e parmigiano, prosciutto, vino e spumanti, tanto per citare i più comuni, viaggiano spesso in giro per il mondo e sono richiestissimi, così come più in generale i nostri prodotti agroalimentari.

 

E possono essere stati inviati dalla mamma premurosa nei confronti del figlio in Erasmus o dalla piccola-media impresa nostrana con clienti in paesi stranieri.

 

Non sono poche infatti le realtà aziendali alimentari che puntano sull'eCommerce, soprattutto per prodotti di nicchia, il vero valore aggiunto della nostra cucina e della nostra produzione. Ma è bene attenersi alle norme e alle restrizioni che riguardano un'ampia casistica di alimenti, sia dentro che fuori dall'Unione Europea, che portano all'utilizzo di vettori ed imballaggi speciali, oltre a documentazioni da allegare.

 

In questa guida facciamo chiarezza: vediamo quando è possibile spedire alimenti all’estero, quali prodotti si possono inviare, quali no, come imballarli correttamente e cosa sapere prima di affidare il pacco al corriere.

Che alimenti puoi (e non puoi) spedire all’estero

Quando si parla di spedire alimenti all’estero, la prima domanda da porsi è semplice ma fondamentale: che tipo di prodotto sto inviando?
Non tutti gli alimenti, infatti, possono attraversare i confini senza restrizioni. Ogni Paese ha le proprie regole doganali, sanitarie e fitosanitarie, spesso molto diverse tra loro.

Alimenti che puoi spedire senza particolari restrizioni

Rientrano in questa categoria i prodotti non deperibili, sigillati e correttamente etichettati.
In generale, puoi spedire:

  • Prodotti secchi confezionati (pasta, biscotti, farine, snack, tè, caffè);
  • Alimenti in scatola o sottovuoto con lunga conservazione;
  • Prodotti dolciari o da forno ben confezionati (panettoni, cioccolatini, biscotti);
  • Condimenti e conserve in vetro sigillato (olio, marmellate, salse).

Questi prodotti non richiedono particolari certificazioni, a meno che non contengano ingredienti di origine animale o vegetale soggetti a controllo.

Un consiglio: prediligi sempre imballaggi resistenti, a tenuta stagna e con etichette chiare in inglese o nella lingua del Paese di destinazione. Evita confezioni “artigianali” senza ingredienti o data di scadenza: rischiano il blocco in dogana.

Alimenti soggetti a restrizioni o divieti

Molti Paesi, specialmente extra-UE, applicano controlli severi per motivi sanitari. Gli alimenti di origine animale o fresca possono richiedere certificazioni aggiuntive o essere vietati.
Ecco i casi più comuni:

  • Carne, pesce, latticini, uova: spesso vietati o consentiti solo da stabilimenti registrati presso le autorità sanitarie;
  • Prodotti a base di miele: soggetti a normative specifiche per il rischio sanitario (es. contaminazioni);
  • Frutta e verdura fresca: richiedono certificati fitosanitari e controlli all’importazione;
  • Bevande alcoliche o fermentate: possibili limiti di quantità e necessità di dichiarazione doganale dettagliata.

Ad esempio, spedire formaggi artigianali in USA o Canada può richiedere certificazioni sanitarie complesse e autorizzazioni da parte delle autorità locali (FDA, CFIA). In mancanza di documenti, la spedizione viene respinta.

Che documenti servono per spedire alimenti all’estero?

Se devi spedire alimenti all’estero, la documentazione è una parte importantissima del processo. Anche la migliore confezione o il corriere più veloce non bastano se i documenti non sono in regola: la dogana può trattenere o respingere la spedizione, con costi aggiuntivi e ritardi.
Per evitare problemi, è fondamentale conoscere i documenti obbligatori e quelli raccomandati in base al tipo di prodotto e alla destinazione.

In generale, per ogni spedizione alimentare devi preparare:

  • Fattura commerciale (commercial invoice) con descrizione chiara del contenuto e del valore;
  • Packing list con peso, dimensioni e dettagli dei colli;
  • Codice EORI, necessario per le esportazioni extra-UE;
  • Certificati sanitari o fitosanitari, quando richiesti;
  • Etichette conformi alle norme del Paese di destinazione (lingua, ingredienti, allergeni, scadenza);
  • Eventuali licenze o dichiarazioni doganali specifiche per categorie particolari di alimenti (alcolici, prodotti di origine animale, ecc.).

Codice EORI e dichiarazioni doganali

Il Codice EORI (Economic Operator Registration and Identification) è un numero identificativo obbligatorio per chi effettua spedizioni commerciali verso Paesi extra-UE.
Serve per identificare il mittente nelle pratiche doganali e viene richiesto su tutti i documenti di esportazione.

Devono richiederlo tutti gli operatori economici (aziende, eCommerce, professionisti con partita IVA) che esportano o importano fuori dall’Unione Europea.

ATTENZIONE: Senza EORI, la tua spedizione non può essere sdoganata, quindi resta bloccata in frontiera. È l’equivalente di una “carta d’identità” doganale per l’azienda.

Per le spedizioni extra-UE, ogni pacco deve essere accompagnato da una dichiarazione doganale di esportazione (EX-1) o da una dichiarazione CN23 (per spedizioni postali).

Certificati sanitari e fitosanitari

Se la tua spedizione contiene prodotti alimentari di origine animale o vegetale, potresti aver bisogno di documenti sanitari o fitosanitari specifici.

Si tratta di certificati che attestano che i prodotti rispettano le norme igienico-sanitarie del Paese di origine e sono idonei al consumo nel Paese di destinazione.

Il certificato sanitario serve per prodotti come:

  • Carne, pesce, uova, latticini, miele e derivati;
  • Prodotti trasformati contenenti ingredienti animali (es. sughi, salse, dolci).

Viene rilasciato dal Ministero della Salute o dai servizi veterinari dell’ASL territoriale, su richiesta del produttore o dell’esportatore.

Il certificato fitosanitario, invece, è richiesto per frutta, verdura fresca, piante, semi e prodotti vegetali non trasformati.

Serve a garantire che la merce sia priva di parassiti o malattie. In Italia lo rilascia il Servizio Fitosanitario Regionale.

Costi: tariffe base, dazi, IVA e surcharge

La spedizione di prodotti deperibili all’estero avrà, ovviamente, dei costi ben precisi.
Iniziamo col dire che il prezzo finale di una spedizione internazionale non dipende solo dal peso o dalla distanza: ci sono diverse componenti variabili come dazi doganali, IVA all’importazione, imballaggi speciali e surcharge (sovrattasse) applicate dai corrieri.

Vediamole insieme.

1. Tariffe base di trasporto

È la quota principale, calcolata in base a:

  • Peso reale o peso volumetrico (il maggiore tra i due);
  • Zona di destinazione: più lontano è il Paese, più alto sarà il costo;
  • Servizio scelto: espresso (1–3 giorni) o standard (4–7 giorni);
  • Tipo di merce: i prodotti alimentari possono richiedere handling speciale o autorizzazioni.

2. Dazi doganali e IVA

I dazi sono imposte applicate ai beni importati in un Paese extra-UE. L’aliquota varia in base al tipo di alimento (codice doganale HS Code) e all’origine della merce.

Inoltre, il Paese di destinazione può applicare un’IVA all’importazione (o GST) che viene calcolata sul valore totale del prodotto + trasporto + assicurazione.

3. Imballaggi speciali e materiali refrigeranti

Se spedisci alimenti deperibili, devi considerare imballaggi isotermici, gel pack o ghiaccio secco.

Questi materiali hanno un costo aggiuntivo (da € 5 a € 20 per spedizione) e, nel caso del ghiaccio secco, sono soggetti alle norme IATA DGR (Dangerous Goods Regulations).
In alcuni casi, il corriere applica anche un supplemento handling per merci sensibili alla temperatura.

4. Fuel surcharge e altri supplementi

Il fuel surcharge è una sovrattassa sul carburante che riflette l’andamento del prezzo del petrolio.

Ci sono corrieri come DHL, UPS o FedEx che aggiornano questa tariffa ogni mese e la applicano come percentuale sul prezzo base del trasporto.

Imballaggio, temperatura e logistica della filiera fredda

Non possiamo parlare di spedire cibo fresco senza parlare della filiera fredda.

La filiera del freddo è l’insieme di processi, tecnologie e accorgimenti che mantengono costante la temperatura dei prodotti dal momento della produzione fino alla consegna.
Nel caso delle spedizioni internazionali, questo include:

  • Stoccaggio refrigerato presso il magazzino;
  • Trasporto isotermico con corrieri o container dedicati;
  • Monitoraggio continuo tramite sensori di temperatura;
  • Gestione dei tempi di transito (transit time) per evitare interruzioni.

Un’interruzione della catena del freddo (anche di poche ore) può alterare le proprietà organolettiche del prodotto o renderlo non conforme ai requisiti sanitari.

In questo contesto, l’imballaggio è la prima barriera di protezione per gli alimenti. In particolare, deve garantire:

  • Isolamento termico costante;
  • Resistenza meccanica durante il trasporto;
  • Conformità alle norme IATA (trasporto aereo) e ADR (trasporto terrestre).

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