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La fattura elettronica: cosa fare e cosa non fare

Pubblicato da Luca Lorenzini il 08 gennaio 2019

Quest'anno è entrata a regime la fatturazione elettronica, gettando un po' di confusione su tutti coloro che ne sono coinvolti, ovvero i possessori di partite IVA (persone fisiche o aziende). Tra le problematiche emerse c'è quella relativa al codice destinatario, il codice che l'Agenzia delle Entrate usa in alternativa alla PEC per inviare le fatture e che consente l'automatizzazione del processo.

Molti utenti avranno pensato di doversi scambiare con clienti e fornitori il codice o ancora di dover aggiornare tutte le anagrafiche: non è così, basta unicamente la partita IVA. L'Agenzia delle Entrate infatti, quando riceve una fattura, controlla unicamente la partita o il codice fiscale, consegnandola all'indirizzo telematico indicato nell'area utente degli individui o delle aziende coinvolte. Se non fosse indicato nulla, verrebbe utilizzata in automatica la PEC.

Ovviamente quanto avete indicato nella vostra area utente ha la precedenza su tutto e l'eventuale dichiarazione in fattura di un indirizzo telematico diverso verrebbe ignorata.

L'utilità del codice destinatario

Alla luce di quanto avviene con la fatturazione elettronica, nata per rivoluzionare la gestione amministrativa, si potrebbe erroneamente pensare che il codice destinatario sia inutile e che basti la PEC. In realtà quest'ultima non aiuta a gestire in automatico le fatture, lavoro a cui è invece adibito il suddetto codice.

L'automatizzazione utile per la vostra gestione avviene infatti unicamente grazie a quest'ultimo, che riceve direttamente le fatture dall'Agenzia.

Tags: Spedizioni per aziende

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