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Certificato di origine: cos'è e quando serve

Scritto da Matteo Rossini | 13 luglio 2026

Il certificato di origine è uno dei documenti più richiesti nelle spedizioni internazionali, in particolare nelle esportazioni extra-UE. Eppure, nonostante sia molto citato nella documentazione doganale, non sempre è chiaro quando sia effettivamente obbligatorio, chi lo rilascia e come ottenerlo.

A differenza della fattura commerciale, che certifica il valore e il contenuto di una spedizione, il certificato di origine attesta il Paese in cui la merce è stata prodotta o ha subito una lavorazione importante. Come puoi immaginare, è un'informazione fondamentale per le autorità doganali del Paese di destinazione, che lo utilizzano per verificare l'applicabilità di dazi, agevolazioni fiscali o accordi commerciali tra Paesi.

In questa guida vediamo cos'è il certificato di origine, quando è obbligatorio, come ottenerlo e quali sono le differenze tra origine preferenziale e non preferenziale.

Cos'è il certificato di origine

Il certificato di origine è un documento ufficiale che attesta il Paese di origine economica di una merce, cioè il Paese in cui il prodotto è stato fabbricato, estratto o ha subito la trasformazione sostanziale che lo ha definito nella sua forma finale.

È importante chiarire subito una cosa: il certificato di origine non certifica il produttore né il Paese da cui parte la spedizione. Certifica l'origine economica del prodotto, che può essere diversa sia dal Paese di spedizione sia dalla sede dell'azienda esportatrice.

Facciamo un esempio pratico. Un'azienda italiana importa componenti dalla Cina, li assembla e li rivende. Se il processo di assemblaggio in Italia è sufficiente a conferire l'origine italiana al prodotto finito, il certificato di origine indicherà "Italia" come Paese di origine, anche se alcuni componenti provengono da un Paese terzo.

Il certificato di origine viene rilasciato in formato cartaceo con timbro e firma ufficiali, oppure in formato digitale secondo le procedure previste dagli accordi tra i Paesi coinvolti.

A cosa serve il certificato di origine

Il certificato di origine ha diverse funzioni nelle spedizioni internazionali, tutte collegate alla gestione doganale e fiscale della merce nel Paese di destinazione.

La sua funzione principale è consentire alle autorità doganali di determinare il trattamento tariffario applicabile alla merce. Molti Paesi applicano dazi differenziati a seconda dell'origine delle merci importate: avere il certificato corretto permette di beneficiare di aliquote ridotte o di esenzioni previste da accordi commerciali bilaterali o multilaterali.

Oltre all'aspetto doganale, il certificato di origine serve anche per:

  • rispettare gli obblighi previsti dalla normativa del Paese di importazione;
  • soddisfare la richiesta del cliente o dell'acquirente estero che ne ha bisogno per le procedure di sdoganamento;
  • accedere a regimi preferenziali o agevolazioni fiscali previste da accordi commerciali tra l'Italia e il Paese di destinazione;
  • dimostrare la conformità della merce alle regole di origine stabilite nei trattati commerciali internazionali.

In alcuni settori merceologici, come l'abbigliamento, l'agroalimentare o i prodotti manifatturieri di alta gamma, il certificato di origine può avere anche una rilevanza commerciale diretta, perché l'indicazione "Made in Italy" o di un altro Paese d'origine rappresenta un elemento di valore percepito dal mercato.

Quando è obbligatorio il certificato di origine

Il certificato di origine non è sempre obbligatorio. La sua necessità dipende dal Paese di destinazione, dalla tipologia di merce e dalle condizioni contrattuali con il cliente estero.

In generale, il certificato di origine è richiesto principalmente nelle esportazioni extra-UE.

All'interno dell'Unione Europea, la libera circolazione delle merci non prevede procedure doganali di importazione, quindi questo documento non è normalmente necessario per le spedizioni intracomunitarie.

Le situazioni più comuni in cui il certificato di origine diventa obbligatorio o fortemente consigliato sono:

  • Esportazioni verso Paesi che lo richiedono per legge: alcuni Paesi, soprattutto in Medio Oriente, Africa e Asia, richiedono il certificato di origine per tutte le categorie di merci o per categorie specifiche. In questi casi il documento è indispensabile per lo sdoganamento;
  • Applicazione di accordi commerciali preferenziali: se tra l'Italia (o l'UE) e il Paese di destinazione esiste un accordo commerciale che prevede dazi ridotti o esenzioni, il certificato di origine è necessario per dimostrare che la merce soddisfa i requisiti di origine richiesti dall'accordo;
  • Richiesta esplicita del cliente o dell'importatore: anche quando non è obbligatorio per legge, l'acquirente estero può richiederlo per motivi commerciali, legali o legati alle proprie procedure interne di compliance;
  • Prodotti soggetti a controlli specifici: alcune categorie merceologiche, come prodotti agroalimentari, tessili o tecnologici, possono essere soggette a controlli più stringenti che richiedono documentazione sull'origine.

Consigliamo sempre di verificare le normative specifiche del Paese di destinazione prima di organizzare una spedizione internazionale, perché i requisiti documentali variano significativamente da Paese a Paese. Puoi trovare informazioni utili anche nella nostra guida su spedizioni UE e extra-UE.

Chi rilascia il certificato di origine

In Italia, il certificato di origine viene rilasciato dalla Camera di Commercio competente per il territorio in cui ha sede l'azienda richiedente.

Le Camere di Commercio italiane sono abilitate a emettere certificati di origine sia nella forma tradizionale cartacea sia in formato digitale, a seconda delle procedure previste per il Paese di destinazione della merce.

In alcuni casi specifici, il certificato di origine può essere rilasciato da altri enti o autorità come:

  • Associazioni di categoria: in determinati settori, associazioni di produttori o enti di settore possono rilasciare attestazioni di origine con valore documentale;
  • Autorità doganali: in alcuni contesti, le dogane possono emettere documenti di origine nell'ambito di procedure di esportazione specifiche;
  • Enti certificatori: per alcuni prodotti o accordi commerciali particolari, possono intervenire organismi di certificazione accreditati.

In ogni caso, per le esportazioni standard, la Camera di Commercio rimane l'ente di riferimento principale per il rilascio del certificato di origine in Italia.

Come ottenere il certificato di origine

La procedura per ottenere il certificato di origine dalla Camera di Commercio è abbastanza standardizzata, anche se le modalità operative possono variare leggermente da una Camera all'altra.

Il processo si articola generalmente in questi passaggi:

  1. Presentazione della domanda: l'azienda esportatrice presenta richiesta alla Camera di Commercio competente, indicando i dati della spedizione, il Paese di destinazione e le informazioni sulla merce;
  2. Dichiarazione di origine: l'azienda dichiara formalmente l'origine della merce, assumendosi la responsabilità della correttezza delle informazioni fornite;
  3. Presentazione dei documenti: insieme alla domanda è necessario allegare la documentazione di supporto, tra cui la fattura commerciale, eventuali documenti di acquisto dei materiali utilizzati e informazioni sul processo produttivo;
  4. Verifica da parte della Camera di Commercio: l'ente verifica la coerenza tra le informazioni dichiarate e la documentazione fornita, e può effettuare controlli aggiuntivi se necessario;
  5. Rilascio del certificato: una volta completata la verifica, la Camera di Commercio emette il certificato con timbro e firma ufficiali.

I tempi di rilascio variano generalmente da pochi giorni lavorativi a una settimana, ma possono essere più rapidi nei casi di procedure telematiche o più lunghi in presenza di verifiche più approfondite.

Il costo del certificato di origine dipende dalla Camera di Commercio e dal numero di certificati richiesti. Parliamo generalmente di importi contenuti, compresi tra pochi euro e qualche decina di euro per certificato, ai quali si aggiungono eventuali diritti fissi e costi per la vidimazione.

Certificato di origine preferenziale e non preferenziale: differenze

Una delle distinzioni più importanti da conoscere riguarda la differenza tra certificato di origine preferenziale e certificato di origine non preferenziale. Sono infatti due documenti con caratteristiche e finalità diverse.

Origine non preferenziale

Il certificato di origine non preferenziale è il documento standard che attesta semplicemente il Paese di produzione della merce, senza implicazioni particolari sul trattamento tariffario.

Viene utilizzato principalmente per:

  • adempiere agli obblighi documentali richiesti dal Paese di destinazione;
  • soddisfare le richieste del cliente estero;
  • rispettare normative di tracciabilità o di origine applicate in determinati mercati.

In questo caso, l'origine non conferisce di per sé alcun vantaggio fiscale o tariffario specifico: certifica semplicemente il Paese in cui la merce è stata prodotta.

Origine preferenziale

Il certificato di origine preferenziale, invece, è strettamente collegato agli accordi commerciali tra l'Unione Europea e determinati Paesi terzi. Questi accordi stabiliscono che le merci originarie dei Paesi firmatari possano beneficiare di dazi ridotti o azzerati all'importazione.

Per ottenere il trattamento preferenziale, la merce deve soddisfare i criteri di origine previsti dall'accordo specifico, che variano a seconda del prodotto e dell'accordo commerciale di riferimento. I documenti utilizzati per certificare l'origine preferenziale possono includere:

  • il certificato EUR.1, utilizzato per le esportazioni verso Paesi con cui l'UE ha accordi preferenziali;
  • la dichiarazione su fattura, consentita per spedizioni di valore limitato o per esportatori autorizzati;
  • il REX (Registered Exporter), un sistema di autocertificazione utilizzato in alcune relazioni commerciali preferenziali.

Capire quale tipologia di certificato è necessaria per la propria spedizione è fondamentale per applicare correttamente i dazi e sfruttare le agevolazioni disponibili. Se non conosci l trattamento tariffario applicato al tuo prodotto, può esserti utile consultare la nostra guida su tariffe doganali, franchigie e dazi.

Quali documenti servono insieme al certificato di origine

Nelle spedizioni internazionali, il certificato di origine è quasi sempre accompagnato da altri documenti doganali che insieme formano il fascicolo completo della spedizione. Avere una documentazione completa e coerente è uno dei fattori più importanti per evitare blocchi o rallentamenti in dogana.

I principali documenti che si affiancano al certificato di origine sono:

  • Fattura commerciale: documento fondamentale che indica valore, quantità, descrizione della merce e dati di mittente e destinatario. Per le spedizioni extra-UE deve essere compilata in modo preciso e completo. Trovi indicazioni pratiche nella nostra guida su come compilare la fattura commerciale;
  • Packing list: documento che elenca in dettaglio il contenuto della spedizione, con peso, dimensioni e quantità di ogni collo;
  • Documento di trasporto: a seconda del mezzo di trasporto, può essere un CMR per la strada, una lettera di vettura aerea (AWB) o una polizza di carico (Bill of Lading) per le spedizioni marittime. Per le spedizioni terrestri è spesso necessario anche il DDT;
  • Codice HS (Harmonized System): la classificazione doganale della merce secondo il sistema internazionale armonizzato. Un codice HS errato può causare l'applicazione di dazi sbagliati o richieste di integrazione documentale;
  • Dichiarazione doganale di esportazione: documento che formalizza l'uscita della merce dal territorio UE, spesso necessario per le spedizioni extra-UE. Puoi approfondire l'argomento nella nostra guida sulla dichiarazione di libera esportazione.

La completezza e la coerenza tra tutti questi documenti è importantissima: anche una piccola incongruenza tra il valore dichiarato in fattura e quello indicato in altri documenti può causare ritardi o controlli aggiuntivi in dogana.

Errori da evitare con il certificato di origine

Nella pratica delle spedizioni internazionali, alcuni errori ricorrenti legati al certificato di origine possono causare problemi doganali, ritardi nelle consegne e, nei casi più gravi, sanzioni amministrative o il blocco della spedizione.

Vediamo gli errori più frequenti e come evitarli.

  • Origine dichiarata in modo errato. Indicare un Paese di origine sbagliato (per superficialità o per tentare di accedere a trattamenti preferenziali non spettanti) è uno degli errori più seri. Le autorità doganali possono contestare l'origine dichiarata, richiedere documentazione aggiuntiva o applicare dazi più elevati. In casi gravi, la dichiarazione falsa di origine può configurare una violazione doganale;
  • Documentazione incompleta o generica. Il certificato di origine deve essere supportato da documentazione che dimostri concretamente l'origine della merce, come fatture di acquisto dei materiali, documenti del processo produttivo o dichiarazioni del produttore. Presentare documentazione insufficiente rallenta il processo di verifica e può portare al blocco della spedizione;
  • Dati incoerenti tra i documenti. Uno degli errori più comuni riguarda le incongruenze tra la descrizione della merce nel certificato di origine e quanto indicato in fattura commerciale o packing list. Anche piccole differenze nella denominazione del prodotto, nei codici HS o nel peso possono generare dubbi e controlli aggiuntivi da parte della dogana;
  • Codice HS errato. Una classificazione doganale sbagliata può portare all'applicazione di dazi non corretti o alla mancata applicazione di agevolazioni tariffarie. Consigliamo sempre di verificare il codice HS corretto prima di compilare la documentazione. Sul tema trovi informazioni utili anche nella guida al calcolo dazi doganali online;
  • Ritardi nella richiesta del certificato. Il certificato di origine deve essere richiesto prima della spedizione, non dopo. Attendere l'ultimo momento può causare ritardi nell'invio o portare a spedire senza la documentazione completa, con il rischio di trovare il pacco fermo in dogana nel Paese di destinazione. Se ti trovi in questa situazione, puoi trovare indicazioni pratiche nella nostra guida su cosa fare se il pacco è fermo in dogana.

Come spedire pro by alsendo semplifica le spedizioni internazionali

Gestire spedizioni internazionali significa coordinare corrieri, documentazione doganale, tracking e aggiornamenti sulle consegne, spesso tra Paesi con normative e procedure molto diverse tra loro. Quando i volumi crescono, cresce anche il rischio di errori operativi, documenti mancanti e rallentamenti nelle consegne.

In questo contesto, spedire pro by alsendo aiuta aziende ed eCommerce a centralizzare la gestione delle spedizioni estere da un'unica piattaforma, semplificando molte attività operative legate alla logistica internazionale.

Tra i vantaggi che puoi trovare:

  • Gestione multi-corriere: possibilità di confrontare servizi e tariffe di spedizione tra diversi corrieri in modo rapido, scegliendo la soluzione più adatta per ogni destinazione;
  • Tracking centralizzato: tutte le spedizioni monitorate da un unico ambiente, con aggiornamenti in tempo reale per migliorare sia l'organizzazione interna sia la comunicazione con il cliente finale;
  • Maggiore controllo operativo: avere ordini, consegne e documentazione centralizzati in un'unica piattaforma permette di gestire anche i picchi di volume con maggiore efficienza.

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FAQ

Cos'è il certificato di origine?

Il certificato di origine è un documento ufficiale che attesta il Paese in cui una merce è stata prodotta o ha subito la trasformazione sostanziale che l'ha definita nella sua forma finale. Non certifica il produttore né il Paese di spedizione, ma l'origine economica del prodotto. Viene richiesto principalmente nelle esportazioni extra-UE per le procedure doganali nel Paese di destinazione.

Quando è obbligatorio il certificato di origine?

Il certificato di origine non è sempre obbligatorio. È richiesto principalmente nelle esportazioni extra-UE, quando il Paese di destinazione lo prevede per legge, quando si vuole accedere a trattamenti tariffari preferenziali previsti da accordi commerciali, oppure quando il cliente o l'importatore estero ne fa richiesta esplicita. Per le spedizioni intracomunitarie non è normalmente necessario.

Chi rilascia il certificato di origine?

In Italia, il certificato di origine viene rilasciato dalla Camera di Commercio competente per il territorio in cui ha sede l'azienda esportatrice. In alcuni casi specifici possono intervenire anche associazioni di categoria o enti certificatori accreditati, a seconda del tipo di prodotto e dell'accordo commerciale applicabile.

Quanto costa il certificato di origine?

Il costo del certificato di origine dipende dalla Camera di Commercio di riferimento e dal numero di certificati richiesti. In genere si tratta di importi compresi tra pochi euro e qualche decina di euro per certificato, ai quali si aggiungono eventuali diritti fissi e costi per la vidimazione. Alcune Camere di Commercio offrono procedure telematiche che possono semplificare e velocizzare l'iter.

Quanto tempo ci vuole per ottenere il certificato di origine?

I tempi di rilascio variano a seconda della Camera di Commercio e della complessità della verifica richiesta. Nella maggior parte dei casi il certificato viene rilasciato entro 2-5 giorni lavorativi dalla presentazione della domanda completa. Le procedure telematiche possono ridurre i tempi. È importante richiedere il documento prima di organizzare la spedizione per evitare ritardi.

Qual è la differenza tra certificato di origine e fattura commerciale?

La fattura commerciale attesta il valore economico della merce, il contenuto della spedizione e i dati di mittente e destinatario. Il certificato di origine, invece, attesta il Paese in cui la merce è stata prodotta, indipendentemente dal valore o dalla provenienza della spedizione. Sono documenti complementari: nelle spedizioni extra-UE vengono spesso richiesti entrambi, ciascuno con una funzione diversa nelle procedure di sdoganamento.